Visioni, Paese mio che stai sulla collinaJanuary 25, 2009 9:53 pm

Non ostante la decisa ammonizione del Fratellino avevo voglia di perdermi in una mostra d’arte, da sola, mischiarmi tra le scolaresche, data la mia figura bassa e grassottella da studentessa sfigata degli ultimi anni del liceo, porre utili ed intelligenti domande ai professori abbandonati a naufragare nella loro cultura contornata di squilli di cellulari e nuove suonerie e stacchetti mimicovelinici. Sono uscita dalla mostra con una sensazione di insoddisfazione: insomma, abbiamo visto del puntinismo e la meravigliosa morte danzante di Sachs, tutti quadri appartenenti all’eclettica collezione olandese, e poi abbiamo capito come il Van Gogh si è approcciato alla pittura, con matita, talvolta biro e carboncino, facendo e disfacendo  vecchi e vecchie, levatrici, paesaggi, alcuni meravigliosi come sui mulini di…, e poi si passa improvvisamente alla densità del colore degli ultimi periodi. ai grumi di colore puro accostato un mucchietto sull’altro tanto da rendere tridimensionale e pulsante la tela.

passaggio un po’ ardito ma d’altra parte senza i cipressi, l’autoritratto, il giardino fiorito del manicomio, gli organizzatori della mostra sarebbero riusciti a fare il tutto esaurito?

a proposito dei cipressi, e analogamente dei covoni e del cielo stellato, un anonimo commentava come tutta la stesura della massa oleosa fosse circolare spiraleggiante e opprimente, quasi un chiudersi nello stesso pensiero ossessivo che lo porterà al suicidio. Eppure la spirale si richiude e si riapre. Perchè avrà scelto quella la direzione?

per ora mi godo le sue lettere dalla luce, dai colori del mediterraneo, dal pulsare di vita della francia del sud. e forse ne trascriverò i passi più belli.

 

VisioniFebruary 22, 2007 5:15 pm

(Il Golem, Come egli venne al mondo) (1920)

Regia di Paul Wegener e Carl Boese
con accompagnamento musicale dal vivo di Peter Gotthardt, pianoforte 

Giovedì 22 febbraio - Cinema MPX, Padova

Le scenografie mi hanno ricordato il weekend trascorso nei castelli di Ludwig di Baviera, l’imperatore pazzo, trasbordanti di orpelli neogoticia alleggeriti dal liberty imperante, stile che si riscontrava anche nelle pose plastiche degli attori.
Curiosi i canoni estetici dell’epoca per cui gli innamorati erano di certo piu’ mostruosi dell’uomo di pietra. La sonorizzazione del pianoforte e’ stata decisamente efficace, sia per il tema dominante, ricorrente e quasi ossessivo derivato da una canzone ebraica dei primi decenni del secolo scorso, che per alcuni effetti di risonanze col pedale ed alcuni strappati nei momenti incisivi della narrazione. Golem, in fin dei conti, e’ un pacioccone un poco impedito nei movimenti che si diverte a vedere i bambini zampettargli intorno, nulla a che vedere con l’immagine orrorifica di certi mostri dello stesso periodo.
Anche se di certo non era voluto, mi ha dato di che riflettere osservare come una storia sull’importanza creatrice e vivificatrice della parolasia un film muto, tanto che il verbo impronunciabile carpito al demone Asthalot e’ stato reso con volute di fumo. affascinante la cultura cabbalistica, di parole che non sono pronunciabili da esseri umani perche’ troppo al di sopra delle loro possibilita’ (infatti la Parola viene scritta e riposta nel cuore di Golem), parole che implicano il dominio e la conoscenza di cio’che si vuole nominare. Solo cio’ che si conosce si puo’ pronunciare, e non certo il nome di dio JHWH . Non dovremmo forse stare un po’ piu’ in silenzio?
Persone, VisioniJanuary 12, 2007 1:31 pm
andatelo a vedere, e’ un film. ma non e’ solo un film. come solo le commediole francesi sanno fare, cela pensieri dietro ai sorrisi. parla di solitudine, di aridita’, di soldi, di vasi antichi mandati in frantumi, di show di prima serata, del Piccolo Principe. di amicizia. quella vera. ma e’ amicizia o amore?
il dubbio rimane.
d’altra parte, nelle cose dell’anima, il confine e’ incerto o forse la questione mal posta, dato che la razionalita’ impone di classificarle e controllarle, piu’ che viverle.
 
LA VOLPE
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo".
 
IL FIORE
"Avrei dovuto non ascoltarlo", mi confido’ un giorno, "non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene. Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono cosi’ contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".

(A. de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe)