Persone, Le altre metà del cielo, occhi di ghiaccioMay 26, 2008 3:08 am
allora, dove hai messo tutta la tua passionalita’? l’hai gettata via? e’ gianni che ti ha reso cosi’ acida? ti ha fatto delle iniezioni col suosierindifferenzitecinismo?
non ho mai smesso di pensarti. fin che stavo con sara avrei voluto vederti e parlarti. ricostruire un rapporto di amicizia con te. Senza contare tutte le volte che tornando a casa la notte da mestre dopo scopate memorabili, ancora
speravo di trovarti in casa, perche’ eri tu quella che volevo. ho tentato senza successo di scacciar via questo pensiero. e poi te ne sei venuta fuori tu a marzo con la storia di venire da me. che cazzo volevi che ti rispondessi. e poi sei sparita. tentativo apprezzabile. ma inutile visto da qui
si si lo so avevi ragione! quella e’ proprio fusa. una cantante che pretende di saper di musica e ben poco sa… e questo e’ il meno! ma sai che fino a che non ci sbatto il muso… ben, adesso manco male che non c’è piu’! e passato il periodo frustrazione da abbandono, mi risveglio come da una sbornia. con la testa che un po’ mi gira, mi guardo intorno. e faccio i conti con quello che ho intorno e dentro
te lo riscrivo: il legame con te e’ profondo. molto di piu’ di quanto io stesso non volessi ammettere.e non e’ una sparata quello del cambiar vita. forse non ho cambiato vita,nonostante ci stia provando. sono sempre io. ma mi rendo conto, adesso, a bocce ferme, dopo essere stato negli states lontano da tutto e da tutti, che dopo di te, anzi con te ho acquistato molta piu’ consapevolezza nel vivere le emozioni. e fa una grande differenza. le porte del paradiso e dell’inferno allo stesso tempo. e proprio per differenza me ne rendo conto. da come stavo e pensavo prima e da come penso e sto ora. un salto. esattamente in quei quattro mesi,  darling stronzetta… con te sono riuscito a condividere e vivere pensieri, emozioni e passioni in quasi pieno (si’ non del tutto… quasi, sempre quasi, maledettamente quasi!!! cazzo!!! quel cazzo di quasi che mi ha impedito e ancora mi impedisce di credere fino in fondo a te!). e se non in pieno, con ogni mezzo lecito e illecito. per scuoterti, rigirarti e strapazzarti fino a farti ribollire. si’, tutto!! niente di simile con nessun altra! intimita’ fisica, mentale ed emotiva ineguagliabile. tirando fuori pure i lati piu’ oscuri e tetri. perfino col tradirti e pugnalarti alle spalle mettendomi con la mestrina. tutto!!!!
nientedi simile con nessun altra!!
penso che una parte di me e’ dentro di te. e non posso nemmeno chiederti di rendemela. anzi manco me l’hai presa o te l’ho data. e’ li’ da sempre. e l’unico modo per averla e’ averti vicino. peste!
vogliamo riuscire a ristabilire un qualche tipo di rapporto? qualcosa di piu’ di quattrosms dementi? eh? qualcosa di piu’ dei musi supponenti e di silenzi indecifrabili in auto?
certo. non e’ facile. perche’ sento l’attrazione della tua pelle latte e miele e delle tue labbra mora selvatica. perche’ ogni volta che ti vedo vorrei abbracciarti e stringerti cosi’ forte da sentire ogni tuo minimo fremito e pensiero. perche’ i tuoi acuti da soprano in orgasmo sono il canto delle sirene di ulisse. lo so che e’ una follia e che "e’ tutto terrbilmente sbagliato!", ma vorrei averti, ancora! desidero la tua intimita’, i tuoi morsi, la tua selva di riccioli, gli argini di notte, la nebbia, i temporali, il tuo lago, esplorare insieme i luoghi dell’anima e del mondo che insieme non abbiamo ancora esplorato. folle e terribilmente sbagliato. lo so. non quadra niente. ma non riesco a farmene ragione.
anzi, non me ne frega niente di farmene una ragione: mi voglio buttare giu’ dal burrone con te … magari in fondo ci sono acque profonde e ci salviamo! oppure ci smaltiamo sulla ghiaia. da pazzi!
scusa, ma sei troppo importante.
ciao meravigliosa perfetta stronza,
r.


PersoneFebruary 9, 2008 8:30 pm

T. scende dalla macchina con un berretto da Inti Illimani. si siede vicino a me sul muretto gelido di fronte alla chiesa ciottolata e mi dice "sai, ho avuto un po’ di problemi. mi sono sentito tutto con l’ansia e non parlavo più" e mi racconta di mesi trascorsi nell’ospedale psichiatrico, incazzato con i medici, finchè non capisce che sono tutti una grande famiglia e devono darsi una mano e non arrabbiarsi tra di loro. e poi facevano attività ricreative, di pittura, di scultura. ma adesso è uscito e lunedì riprenderà a lavorare in fabbrica. lo porta un amico, al lavoro. si, deve arrivarci un po’ prima perchè il suo amico inizia alle 7 mentre il suo turno è alle 8. ma può entrare lo stesso, e poi aspetta che scatti la mezza per poter timbrare il cartellino.

gobbo, barcollante come immagino i sciuscià, i minatori che non hanno mai conosciuto la leggerezza del vento primaverile. dal passo pesante, goffo, leggermente strascicato, tentennante. sbilanciato sulla punta del piede. la sciarpa di lana lunga, dai disegni geometrici e le nappe sfilacciate; quella a destra tocca per terra raccogliendo polvere e ombra. capelli radi fuoriescono dal berretto e si sfilacciano sulla fronte fino a toccare la pesante montatura di plastica nera, rettangolare. ha i denti rovinati, la placca li aggredisce fino alla metà e oltre, lasciando spazio a vaste carie. sono molto più rovinati di quando frequentavamo il liceo, ma il sorriso è sempre stato un punto debole. e anche l’alito. mi chiede scusa, si allontana un istante per avvertire la sorella in macchina che può andare a casa che i suoi compagni sono arrivati.

altre auto si incolonnano e parcheggiano. un’audi quasi ci viene addosso. scende C. con una bottiglia di birra in mano e l’occhio brillante vagamente annacquato. ha i riflessi rallentati, si muove come un robot e manca per un paio di volte la portiera da chiudere. ci rinuncia e la lascia semichiusa. si avvicina a passi lenti e con le gambe arcuate. una camicia a quadri di pile, rossa e nera. forse confondo l’immagine con il ricordo di lui nella classe al secondo piano del liceo. due porte-finestre che davano sulla strada pedonale, il suo banco e le sue camicie montanare accanto alle finestre. quella sera forse indossava una camicia scura e dei jeans e delle scarpe pesanti, una tenuta di stampo proletario ed operaio. quindici anni fa suonava la batteria in un gruppo di rock psichedelico, amava le lingue e le culture straniere. si era iscritto all’università. ora lavora nel reparto logistico di un grande magazzino. porta comunque l’orecchino sul lobo sinistro.

giungono a breve distanze un avvocatessa in carriera, una psicologa, una madre di una piccola peste, architetto di tradizione, a tempo perso. poche donne questa volta. qualcuna ha partorito da poco, con grande sorpresa dei presenti ignari, altre sono lontane, un paio si negano per una tacita ma evidente indifferenza o insofferenza alla compagnia dei ricordi. c’è chi stenta a riconoscermi, chi finge di stentare. solo A. mi viene incontro sorpresa e felice, con le tipiche gote arrossate e gli occhi brillanti di gioia contenuta. il pelo bianco del suo cappotto mi solletica la pelle, emana un profumo delicato. dalle ombre dei lampioni escono gli ultimi gruppetti intirizziti dall’attesa. l’organizzatore si dilunga sotto la doccia, di certo calda e vaporosa, forse anche deliziata da una compagnia intrigante. quante fantasie e maledizioni riesce a convogliare una sera fredda di febbraio! nel frattempo ero riuscita a colmare le lacune nell’appello che dal risveglio mi risuonava nelle orecchie, con il tono e il gracidio di un annuncio ferroviario.

di li a poco la comitiva si sarebbe avviata verso la trattoria in un tamburellare intermittente di domande rituali, "di cosa ti occupi?" "e tu?" "ma quanto tempo, cosa combini" "e allora cosa ci racconti?". la sorpresa di sarebbe gradatamente stemperata nello scorrere delle portate e insaporita da un ottimo dolcetto d’alba. sulla soglia d’ingresso mi apparve chiara la risposta: io sto investendo sul mio futuro.

Parole, Persone 6:30 pm

Fruscio di uno stormo appuntito che si libra a mezz’aria nel tramonto oltre le colline.
Fruscio come di onde e penso all’oceano lontano, a te che come pochi interpreti i pensieri, estraniandoti dal mondo, nel ricordo di altri mondi, di altri soli, di altre labbra e soli occhi. Il tuo paradiso di sogni infranti, futuro e malinconia.

Ay! 

PersoneDecember 25, 2007 4:28 pm
La mamma è sempre la mamma, ma a Natale un po’ di più.
In occasione delle festività, di qualunque natura, civile, religiosa o semplicemente il ritorno a casa dei figliuoli dispersi per il mondo, si programma il lavoro, la sua attività principale essendo il dare la vita e in caso di figli vivi e autonomi, farli ingrassare in modo che accumulino sufficienti scorte adipose per resistere nel difficile mondo moderno. Nelle settimane precedenti l’evento telefona ripetutamente per informarsi se torni a casa per natale, e se mangi e cosa e quanto. interseca accuratamente le risposte di tutti i componenti della famiglia, delle preferenze di eventuali componenti aggiunti o passeggeri che in quanto ospiti vanno trattati con particolare riguardo. sempre domande indirette, piene di dubbi, chiedendo suggerimenti, farneticando soluzioni fantasiose, ma quasi mai poco elaborate. Il suo cervello macchina come un frullatore e per non perdere l’ispirazione prende appunti su qualche foglietto unto e infarinato che poi ritrovi cercando un qualche ammenicolo di decorazione della tavola. Scopri così che a tua insaputa ha programmato non solo il pranzo di natale, ma un intera settimana di pranzi e cene, spesso con più vivande o con bis/tris. A nulla vale coordinare la task-force dei fratelli più influenti per limitare, arginare questa tracotanza culinaria, tanto meno insistere che non si affatichi. Affermare che una semplice pasta al pomodoro andrebbe più che bene equivale ad una staffilata alle spalle, offesa che la madre sopporta pazientemente mostrando al più una debole, stanca smorfia di disgusto per tanta pochezza.

il pranzo con ospiti sconosciuti è tutto un "ne vuole ancora" "ne prenda un altro poco" "ma si figuri" "grazie, è delizioso"

ecco, se c’è una parola che non sopporto è proprio l’aggettivo "delizioso" col suo bagliore di tulle rosa e di casa di bambole pulite e profumate, di un te delle cinque con signore di buona famiglia (che mai e poi mai nominerebbero un genitale maschile nelle loro conversazioni, figuriamoci tutti i suoi annessi e connessi), di buffet immangiabili e aperitivi noiosi, di pasticceria di classe in cui il maitre ha ciccato la glassa rendendola disgustosament dolce. In questo effluvio iperglicemico ti chiedi se è proprio necessario e perchè mai trattieni un generoso, spontaneo, abbagliante vaffan..!
Uncategorized, PersoneAugust 17, 2007 10:21 pm

"Yo quiero un hombre muy caliente

Yo quiero un hombre muy abiente

Un hombre afetuoso e sincero

Un hombre lleno lleno de dinero

Almeno se l’amore male andrà 

Con il dinero me puedo consolar"

Parole, PersoneJanuary 23, 2007 10:34 am

L’AIDO in Giappone e’ l’arte di estrarre la spada.

LAIDO in Italia e’ la mancanza di arte di estrarre la spada.

Persone, VisioniJanuary 12, 2007 1:31 pm
andatelo a vedere, e’ un film. ma non e’ solo un film. come solo le commediole francesi sanno fare, cela pensieri dietro ai sorrisi. parla di solitudine, di aridita’, di soldi, di vasi antichi mandati in frantumi, di show di prima serata, del Piccolo Principe. di amicizia. quella vera. ma e’ amicizia o amore?
il dubbio rimane.
d’altra parte, nelle cose dell’anima, il confine e’ incerto o forse la questione mal posta, dato che la razionalita’ impone di classificarle e controllarle, piu’ che viverle.
 
LA VOLPE
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo".
 
IL FIORE
"Avrei dovuto non ascoltarlo", mi confido’ un giorno, "non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene. Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono cosi’ contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".

(A. de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe)
Persone, Le altre metà del cielo, occhi di ghiaccioJanuary 10, 2007 2:58 am
non riesco a combinare nulla oggi. lavoro solo se qualcuno mi obbliga a farlo, quindi avendo una montagna di cose da fare, la mole è tale da incutermi un senso di inadeguatezza tale che non faccio nulla. per cui scrivo questo.
— Basta coi discorsi da depresso cronico! —
mi sei mancata stanotte. è il mio bisogno cronico di avere qualcuno
intorno per combattere il senso di solitudine. ma di tutti i qualcuno
possibili quel qualcuno eri tu.
 
 
sono appena arrivata davanti al terminale, mi sono catapultata nella speranza ci fosse un tuo messaggio…e oggi c’era! WOW miracoli del compleanno: bisognera’ scoprire se i pirana compiono i mesi piu’ volte nello stesso anno di tempo umano. pirana viziosi!!
mi sei mancato stanotte. non è il mio bisogno cronico di avere qualcuno intorno per combattere il senso di solitudine. era forse piu’ il bisogno di comunicare a qualcuno che mi conosce nel profondo la mia gioia e la malinconia che non svanisce con il fumo di una sigaretta o con lo spegnersi di una candela o con il lento scemare di uno standard jazz. di tutti i qualcuno possibili quel qualcuno eri tu.
 
"La notte lava la mente.
 
Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
 
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare."
 
- Mario Luzi -

	
il tuo mail mi ha colpito molto. d’istinto ho risposto
a specchio, ma il pensiero e’ li’ che crogiola e mi avvolge un velo di tenerezza e di malinconia, la voglia di addormentarmi con il viso sulla tua mano.
Questo il testo che cantava la Callas, tratto dal Sanson et Dalila di Saint-Saens
"Il mio cuore si schiude alla tua voce
come i fiori ai baci dell’aurora!
Ma, mio amato, per meglio asciugare le mie lacrime,
che la tua voce parli ancora!
Pronuncia ancora alla mia tenerezza
I giuramenti di un tempo, che tanto amavo!
Ah! Rispondi alla mia tenerezza!
Versa in me l’ebbrezza!
Come spighe ondulanti
sotto la brezza leggera,
cosi’ freme il mio cuore, pronto a consolarsi
alla tua voce, a me si cara!
La freccia e’ meno rapida a portare al trapasso
Di quanto non sia la tua amante a volare tra le tue braccia!
Ah! rispondi alla mia tenerezza!
Versa in me l’ebbrezza!"
 
quando anche la situazione e’ estremamente chiara, abbondantemente analizzata, eviscerata, compresa in tutte le sue manifestazioni, tuttavia si continua a sperare che qualcosa cambi. Forse costa meno sperare e farsi ulteriormente male piuttosto che dire "basta!" e chiudere un’altra porta, una delle tante, in fin dei conti. ne il primo ne l’ultimo di una serie di illusioni, fraintendimenti, delusioni, fallimenti.
 
 
Persone, Le altre metà del cielo, occhi di ghiaccioJanuary 9, 2007 2:52 am
al pirana ci piace questa poesia!!;)
 
 
HO FAME DELLA TUA BOCCA
Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

	
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

	
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell’aitante volto,
voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia
 
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
 
P. NERUDA


Persone, Le altre metà del cielo, occhi di ghiaccio 2:45 am
e’ stato un po’ come riscoprirti, piacevolissima riscoperta, una sensazione di calore, di serenita’ che mi mancava e che permane anche dopo che te ne vai. Tranquillita’ e benessere. ma sono ancora lontana, come se mi fossi persa o dimenticata una strada e si guarda un paesaggio che conosci con disorientamento.
baci piranici.
ps. sono proprio una peste disastrosa, vero?
 
la tua compagnia mi ha fatto stare meglio, molto meglio, ma continuo a stare male… il mio animo è ambivalente. un piccolo paradiso segreto e lontano nel quale rifugiarsi per sfuggire dalla dura e pesante quotidianità del NE produttivo e di tutte le follie che impone ai suoi
abitanti. proprio una peste pestifera. ma se no non ci si diverte!