ParoleOctober 31, 2008 10:35 am

ma che bello ma che bello, proprio oggi che avevo un sacco di cose da fare studiare cantare, proprio questa mattina che fuori piove che è proprio una brutta giornata, uggiosa, direi, piovosa, anche, di quelle che il Learco se ne sta a giocare a Freecell, proprio questa mattina pisolando mi sono mica letta gli Scarti? E siccome io non ce l’ho mica la sindrome di quel russo la, aspetta che cerco il libro e vado a vedere come è che si chiama, che sua moglie si chiama Tatjana e vuole sapere se i Demoni è bello o è brutto, ma che testa limitata che ci ha la Tatjana, e forse anche un po’ dura di orecchi, si sa, i russi parlano forte e poi si insordiscono, insomma la tatjana se ne frega (potevo usare la parola senefotte ma tatjana - fotte ci sono troppe dentali che mi rovinano la musicalità del discorso) del formalismo culminante nelle classificazioni ludwighiane rallentate ed eterogenee e della soluzione di problemi incogniti della critica russa, io posso dire che mi è proprio piaciuto e mi sono divertita, ma con moderazione. poi non so se ho scritto giusto perchè alle scuole io la critica russa non l’ho mai studiata. ho studiato un sacco di cose inutili, soprattutto nel periodo della prima tesi che non ho mai finito, ma la critica russa non sono riuscita proprio a farla non dico collimare ma almeno interagire debolmente con il modello dell’orecchio. Ejchenbaum si chiama il malato, e magari adesso che ho l’adsl potrei anche fare una ricerca col gugol ma poi c’è troppa roba da leggere e in questo momento io ho in testa delle voci che mi parlano, anzi una voce sola che parla con la voce che io penso che ha il Learco, cioè la voce del mio moroso quando mi legge i libri del paolonori, come la prima volta che mi ha letto si chiama Francesca questo romanzo, che l’avevamo trovato a casa pellegrina e ce lo siamo portati sul monte della madonna in un pomeriggio di maggio e il moroso, sempre lo stesso di due righe fa, me lo ha letto con un finto accento romagnolo, ma noi facevamo finta che fosse l’accento parmigiano e ci piaceva un sacco. Mi sa che i libri del Learco sono proprio da leggere ad alta voce, magari sentirli leggere da uno bravo, anche pelato, con una bella voce attoriale e un sorriso simpatico.

Io lo ammiro molto il Learco, è difficile scrivere come scrive lui, perchè se lasci parlare le voci nella testa, e lui ne ha più di una, rischi di scrivere un sacco di cose, di raccontare un sacco di cose, e invece è proprio lì la sua bravura, nel rileggere e cancellare qualunque percorso narrativo che lo ricondurrebbe ad un contesto letterario italiano medio dei libri scritti come si scrivono i libri. e io ci credo che ha bisogno del freecell per snebbiare la mente dal lavorio incessante di fare il vuoto intorno, anzi spero che nel frattempo abbia scoperto che anche sul cellulare ci sono dei giochini come il freecell. io era tre anni che ho questo cellulare e ho scoperto solo adesso, e tra poco lo cambio, che ci sono tre giochini, il primo si chiama astrosmesc e parla di una navicella spaziale che spara sugli asteroidi. in particolare l’asteroide bianco che ogni tanto scende diritto e ogni tanto di pancia a colpirlo fai 100 punti, mentre gli asteroidi colorati valgono 30. un altro giochino invece è con le carte e si chiama snudventuno e si devono  posizionare le carte per fare 21 su ogni colonna. In realtà i nomi si scrivono diversamente, ma è un omaggio al Learco che raccomanda di scrivere come che si parla e poi anche per il fatto che siccome sono marchi registrati non vorrei mai che mi telefonasse qualcuno e mi dicesse Signorina Lei ha utilizzato un nome di nostra proprietà senza chiederci il permesso. 

Non potrei giustificarmi dicendo che quando leggo un libro del Learco, mi viene poi da scrivere così’ e mi piacerebbe scrivere una lettera al Learco stesso per dirgli che mi è piaciuto proprio il suo libro. E non ce la scrivo perchè penso che sarebbe fuori luogo, che la riterrebbe banale ed emulatrice e piena di notizie inutili perchè siccome io non sono uno scrittore non ho ancora imparato la difficile arte del levigare il nulla. Magari mi metterebbe anche in uno dei suoi romanzi e di certo non prenderei la rondella per spezzargli le gambe, primo perchè non so ancora bene cosa sia la rondella, poi perchè penso che sia difficile spezzare le gambe, credo che poi lasci un senso di colpa di difficile digestione e che magari provoca una qualche forma di bombardite. Ma soprattutto non gli spezzerei mai le gambe perchè a me quella Francesca lì un po’ mi inquieta, la presenza silenziosa e minacciosa che un po’ c’è e un po’ non c’è e poi vuole andarsene e secondo me farebbe bene, scusa ma tu ci vivresti con uno che soffre di bombardite? ma ci vuole un bel coraggio, nè! passi per la testa gonfiata, il morbo di ejchenbaum (lo scrivo minuscolo perchè mi pare molto comune), e le altre malattie immaginarie e la grottite, ma proprio la bombardite, al lungo andare fa male alla salute altrui. Certo che se la Francesca resiste,  mi sa che anche lei ha qualcosa che non va mica tanto, magari il Learco non ce lo dice per non metterla in imbarazzo come col lucarelli, ma magari anche lei soffre di bombardite.

comunque mi piacerebbe conoscere il Learco, gli direi che adesso alla Feltrinelli a padova non c’è più la saletta dove lui ha fatto la presentazione, e che anche l’anno scorso che è venuto a padova, ma in un altra libreria, talmente piccola che neanche mi ero accorta che esisteva, non sono riuscita ad andare perchè dovevo lavorare, ma che spero di sentire un suo ridin prima o poi, e che leggerò anche gli altri libri e poi ne parlerò ai miei amici, ad uno in particolare a cui ho talmente rotto i marroni parlandogli del paolonori che mi ha vietato di pronunciare ancora quel nome in casa sua. per farmi perdonare poi gli ho portato dei marroni appena raccolti e li abbiamo fatti al forno e sono anche venuti molto bene perchè il suo forno è ventilato, e questo è il trucco dei marroni prestidigitatori.

Parole, SignificatiJune 11, 2008 5:03 pm

"Figlioli miei carissimi… abituatevi, imparate a fare tutto quel che fa­te con passione, ad avere il gusto del bello, dell’ordine; non disperdetevi, non fate niente senza gusto, a qual­che maniera. Ricordatevi che, nel ‘pressapochismo’ si può perdere tutta la vita, e al contrario, nel compiere in maniera ordinata, armo­niosa, anche cose e opere di secondaria importanza si possono fare tante scoper­te, che poi vi serviranno co­me sorgenti profondissime di nuova creatività… E non solo. Chi fa ‘a qualche ma­niera’, impara a parlare nello stesso modo, e la parola trascurata implica poi di conseguenza anche un pen­siero confuso. Figlioli miei carissimi, non permettete a voi stessi di pensare in ma­niera trascurata. Essere chiari e responsabili nel proprio pensiero è il pe­gno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.
Era tanto che volevo scri­vervelo: guardate più spes­so le stelle. Quando provate dolore nell’anima, guarda­te le stelle oppure l’azzurro del cielo. Quando vi sentite tristi, quando qualcuno vi offende, quando non vi rie­sce qualcosa oppure vi so­praffà la tempesta interiore, uscite fuori e rimanete a tu per tu con il cielo. E allora la vostra anima si placherà."

(Pavel Florenskij, pubblicato in "La nuova Europa", n.6/2007)

Musica, Parole, SignificatiMarch 11, 2008 10:27 pm

Un ideale di bellezza deve infiammare tutta la vita, ma la luce di questa fiamma deve riflettersi anche sugli altri. (25-III-1824)

Tra la più ardente ispirazione e il ridicolo non vi è che un passo, lo stesso che separa la più alta saggezza dalla più abissale stupidità. (28-III-1824)

Fantasia, sei il tesoro più prezioso degli uomini, fonte inesauribile alla quale attinge l’artista come lo scienziato. Rimani fra noi, anche se pochi ti rispettano e ti onorano, e preservaci da quel mostro scheletrico ed esangue che chiamano illuminismo! (29-III-1824)

in Luigi della Croce "F.Schubert, Notti e sogni - Gli scritti e le lettere tradotti e commentati",  LIM, Libreria Musicale Italiana, Lucca, 1996

Parole, PersoneFebruary 9, 2008 6:30 pm

Fruscio di uno stormo appuntito che si libra a mezz’aria nel tramonto oltre le colline.
Fruscio come di onde e penso all’oceano lontano, a te che come pochi interpreti i pensieri, estraniandoti dal mondo, nel ricordo di altri mondi, di altri soli, di altre labbra e soli occhi. Il tuo paradiso di sogni infranti, futuro e malinconia.

Ay! 

Musica, Parole, SignificatiJune 9, 2007 10:30 pm

"Ogni canto è nostalgia del canto che crea"

M.Cacciari L’angelo necessario

Musica, ParoleApril 29, 2007 10:55 pm

Si sta svolgendo nella provincia la rassegna promossa dalla Fondazione della Cassa di Risparmi di Padova e Rovigo: "Frammenti", sono pagine di raro ascolto, affreschi musicali talvolta incompiuti o rielaborati per ricomporre, come per le opere pittoriche, quello che non c’è più.
Commistione di antico e moderno nel concerto tenuto il 23 aprile nell’Aula Magna del Palazzo del Bo da Gabriele Mirabassi con l’Orchestra d’archi italiana. Il concerto si è aperto con il madrigale di Monteverdi, trascritto per archi, Piagn’ e sospira, eseguito con tanto gusto e partecipazione che quasi si potevano intuire le parole assenti; su di esso si è innestata una cadenza/improvvisazione del solo clarinetto, inaspettato, sorprendente per la qualità del suono e per la varietà delle dinamiche, ancor più notevoli data l’acustica non proprio accomodante della sala; Un raggio di luce e di brillantezza sul velluto dell’orchestra. Mirabassi si è presentato con estrema modestia, in parte intimidito dalla sontuosità dell’Aula Magna, dalle insegne accademiche, dal luogo che rappresenta l’Istituzione che presiede alla cultura, prima ancora che la cultura stessa. Egli, "musicista con la terza media", ha incantato il pubblico con la sua esperienza, le sue curiosità ornitologiche, il suo debito verso la musica contemporanea (tra cui, in particolare, Messiaen), con le immagini di un viaggio in Brasile, con parole semplici ma dense di significati e rimandi "la vita è incontro, la musica è incontro", di culture differenti, di idee, di persone. Nel segno dell’incontro tra la tradizione colta e la ritmica prorompente dell’improvvisazione jazzistica è stato eseguita una sua trascrizione del monteverdiano "Zefiro torna", di rara forza vitale. Il messaggio musicale e l’invito alla danza è giunto, dal XVI secolo, con immediatezza agli ascoltatori entusiasti che non hanno potuto trattenere calorosi e lunghissimi applausi.

Ancora più evocativo e suggestivo un altro concerto, di argomento ornitologico, tenuto nella Sala dei Vescovi da poco restaurata,all’ultimo piano del Museo Diocesano, la mattina del 29 aprile, da Mario Folena e Roberto Loreggian. Dalle musiche di autori più o meno noti del settecento europeo, compresi alcuni brani di rarissimo ascolto, si sono alzati in volo colombe, cucù, usignoli, galli e galline, tortore e gardellini, dipinti con pennellate di varia forma e leggerezza, dai contorni nettamente definiti o più vagamente allusivi. Folena ha suonato con maestria e devozione diversi flauti dopo averli presentati agli ascoltatori, dando modo quindi, anche ai non addetti ai lavori, di apprezzarne la particolarità. Loreggian ha catturato l’attenzione nella realizzazione del basso continuo, puntuale ed elegante, mai invadente nè sommessa, oltre che in alcuni brani per cembalo solo, tra cui il "Divertimento per cembalo in cui di esprime una Uccellaja" di A.Speranza. L’umanità degli esecutori è risaltata in primo piano nell’aneddoto introduttivo  dell’aria di Handel "As when the dove laments"; l’eccellente cembalista, nella sua infanzia, era convinto che le tortore lo chiamassero per nome e questa idea ha permesso a Folena di rendere appieno con il flauto il tubare del volatile. Il concerto si è concluso con l’adagio del "Gardellino" di Vivaldi, per la cui realizzazione Folena ha dichiarato di essersi ritirato in campagna per prendere nota dei canti degli uccelli, riportandoli nelle tonalità più compatibili con il canovaccio armonico. Alla perfezione della pratica dello strumento e alla passione che sostiene i migliori musicisti, si è aggiunto un chè di imprevisto, di esterno e complementare alla musica scritta, quando Folena ha letto una poesia di Prevert che riportiamo nella lingua originale e in una traduzione. E’ stato, per gli ascoltatori commossi, il tocco del genio, l’intuizione che acceca chi ricerca e approfondisce, che stordisce e incanta. L’interpretazione e la qualità dell’esecuzione, ferma restando l’importanza della tecnica, trae origine dal completamento, dallo studio di altre espressioni artistiche e dei prodotti della cultura dell’epoca, da una comprensione profonda del significato e del valore, da una consapevole motivazione per ciò che si esegue.

Peindre d’abord un cage
avec une porte ouvert
peindre ensuite
quelque chose de joli
quelque chose de simple
quelque chose de beau
quelque chose d’utile
pour l’oiseau
placer ensuite la toile contre un arbre
dans un jardin
dans un bois
ou dans une foret
se cacher derriére l’arbre
sans rien dire
sans bouger…
Parfois l’oiseau arrive vite
mais il peut aussi bien mettre de longues années
avante de se décider
Ne pas se décourager
attendre
attendre s’il faut pendand des années
la vitesse ou la lenteur de l’arrivée de l’oiseau
n’ayant aucun rapport
avec la réussite du tableau
Quand l’oiseau arrive
s’il arrive
observer le plus profond silence
attendre que l’oiseau entre dans la cage
et quando il est entré
fermer doucement la porte avec le pinceau
puis
effacer un à un tous les barreaux
en ayant soin de ne toucher aucune des plumes de lloiseau
Faire ensuite le portrait de l’arbre
en choissant la plus belle de ses branches
pour l’oiseau
peindre aussi le vert feuillage et la fraicheur du vent
la poussière du soleil
et le bruit des betes de l’herbe dans la chaleur de l’été
et puis attendre que l’oiseau se décide a chanter
SI l’oiseau ne chante pas
c’est mauvais signe
signe que le tableaus est mauvais
mais s’il chante c’est bon signe
signe que vous pouvez signer
Alors vous arrachez tout doucemente
une des plumes de l’oiseau
et vous écrivez votre nom dans un coin du tableau.

(Dipingere per prima cosa una gabbia
con una porta aperta
dipingere poi
qualcosa di carino
qualcosa di semplice
qualcosa di bello
qualcosa di utile
per l’uccello
porre poi la tela contro un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro l’albero
senza dire nulla
senza muoversi…
Talvolta l’uccello arriva presto
ma può anche metterci dei lunghi anni
prima di decidersi
Non scoraggiarsi
attendere
attendere se occorre anche degli anni
la velocità o la lentezza dell’arrivo dell’uccello
non ha alcun rapporto
con la riuscita del quadro
Quando l’uccello arriva
se arriva
osservare il più profondo silenzio
attendere che l’uccello entri nella gabbia
e quando è entrato
richiudere dolcemente la porta con il pennello
poi
cancellare ad una ad una tutte le sbarre
avendo cura di non toccare nessuna delle piume dell’uccello
Fare quindi il ritratto dell’albero
scegliendo il più bello dei suoi rami
per l’uccello
dipingere anche il fogliame verde e la freschezza del vento
la polvere del sole
e il rumore delle bestie dell’erba nel calore dell’estate
e poi attendere che l’uccello si decida a cantare
Se l’uccello non canta
è un cattivo segno
segno che il quadro è cattivo
ma se canta è un buon segno
segno che voi potete firmare
Allora voi strappate molto dolcemente
una delle piume dell’uccello
e scrivete il vostro nome in un angolo del quadro.)

Jacques Prévert "Pour faire le portrait d’un oiseau"

Parole, SignificatiMarch 14, 2007 5:14 pm

I rimpianti stracciano l’anima in brandelli sottili

Parole, SignificatiMarch 5, 2007 4:46 pm

Addio è la parola più difficile che io conosca:

implica tempo, lontananza, rimpianto, ricordi, nostalgia, lacrime, confronti,

fotografie di speranze o illusioni

Parole, SignificatiFebruary 26, 2007 6:26 pm

Quante volte scriviamo lettere scroscianti, cariche di emozioni, positive o negative, di idee, di rimandi a colori, profumi,  sensazioni?

eppure spesso sono solo parole, un giochino dialettico di frasi senza un senso e una direzione razionale, pasciute nella loro autocompiacenza, che vogliono dire tutto e nulla, come volute di fumo nell’aria che ognuno interpreta con estro a proprio uso e consumo. Contengono realta’?  Contengono vita?

Comincio a credere che la vita sia un’altra cosa. Cosa sia non l’ho ancora capito. Nella vita non si dovrebbe scrivere, non ci dovrebbe essere bisogno di riempire assenze con parole.

Pessoa scriveva "Il poeta e’ un fingitore". Noi non siamo neppure poeti, ma ci atteggiamo. Si riempiono fogli e fogli di pensieri contorti, perche’ i pensieri autentici sfuggono e le presenze che sentiamo sono quelle dell’immaginazione, non quelle della realta’.

Cosa sia la realta’ non lo so ancora. Ma credo inizi una volta chiuso il sipario, smessi i costumi di scena, riposti gli strumenti nelle loro custodie, e usciti nel mondo di fuori.

ParoleFebruary 22, 2007 10:22 pm

"Alcuni dichiarano che la terra ha il suo fondamento nell’acqua; l’acqua nella montagna; la montagna nella nuca del toro; il toro in un letto di sabbia, la sabbia in Bahamut; Bahamut in un vento soffocante; il vento soffocante in una nebbia. Il fondamento della nebbia si ignora"

J.L.Borges e M.Guerrero "Manuale di zoologia fantastica"