SCARTI &co. - LEARCO FERRARI (PAOLO NORI)
ma che bello ma che bello, proprio oggi che avevo un sacco di cose da fare studiare cantare, proprio questa mattina che fuori piove che è proprio una brutta giornata, uggiosa, direi, piovosa, anche, di quelle che il Learco se ne sta a giocare a Freecell, proprio questa mattina pisolando mi sono mica letta gli Scarti? E siccome io non ce l’ho mica la sindrome di quel russo la, aspetta che cerco il libro e vado a vedere come è che si chiama, che sua moglie si chiama Tatjana e vuole sapere se i Demoni è bello o è brutto, ma che testa limitata che ci ha la Tatjana, e forse anche un po’ dura di orecchi, si sa, i russi parlano forte e poi si insordiscono, insomma la tatjana se ne frega (potevo usare la parola senefotte ma tatjana - fotte ci sono troppe dentali che mi rovinano la musicalità del discorso) del formalismo culminante nelle classificazioni ludwighiane rallentate ed eterogenee e della soluzione di problemi incogniti della critica russa, io posso dire che mi è proprio piaciuto e mi sono divertita, ma con moderazione. poi non so se ho scritto giusto perchè alle scuole io la critica russa non l’ho mai studiata. ho studiato un sacco di cose inutili, soprattutto nel periodo della prima tesi che non ho mai finito, ma la critica russa non sono riuscita proprio a farla non dico collimare ma almeno interagire debolmente con il modello dell’orecchio. Ejchenbaum si chiama il malato, e magari adesso che ho l’adsl potrei anche fare una ricerca col gugol ma poi c’è troppa roba da leggere e in questo momento io ho in testa delle voci che mi parlano, anzi una voce sola che parla con la voce che io penso che ha il Learco, cioè la voce del mio moroso quando mi legge i libri del paolonori, come la prima volta che mi ha letto si chiama Francesca questo romanzo, che l’avevamo trovato a casa pellegrina e ce lo siamo portati sul monte della madonna in un pomeriggio di maggio e il moroso, sempre lo stesso di due righe fa, me lo ha letto con un finto accento romagnolo, ma noi facevamo finta che fosse l’accento parmigiano e ci piaceva un sacco. Mi sa che i libri del Learco sono proprio da leggere ad alta voce, magari sentirli leggere da uno bravo, anche pelato, con una bella voce attoriale e un sorriso simpatico.
Io lo ammiro molto il Learco, è difficile scrivere come scrive lui, perchè se lasci parlare le voci nella testa, e lui ne ha più di una, rischi di scrivere un sacco di cose, di raccontare un sacco di cose, e invece è proprio lì la sua bravura, nel rileggere e cancellare qualunque percorso narrativo che lo ricondurrebbe ad un contesto letterario italiano medio dei libri scritti come si scrivono i libri. e io ci credo che ha bisogno del freecell per snebbiare la mente dal lavorio incessante di fare il vuoto intorno, anzi spero che nel frattempo abbia scoperto che anche sul cellulare ci sono dei giochini come il freecell. io era tre anni che ho questo cellulare e ho scoperto solo adesso, e tra poco lo cambio, che ci sono tre giochini, il primo si chiama astrosmesc e parla di una navicella spaziale che spara sugli asteroidi. in particolare l’asteroide bianco che ogni tanto scende diritto e ogni tanto di pancia a colpirlo fai 100 punti, mentre gli asteroidi colorati valgono 30. un altro giochino invece è con le carte e si chiama snudventuno e si devono posizionare le carte per fare 21 su ogni colonna. In realtà i nomi si scrivono diversamente, ma è un omaggio al Learco che raccomanda di scrivere come che si parla e poi anche per il fatto che siccome sono marchi registrati non vorrei mai che mi telefonasse qualcuno e mi dicesse Signorina Lei ha utilizzato un nome di nostra proprietà senza chiederci il permesso.
Non potrei giustificarmi dicendo che quando leggo un libro del Learco, mi viene poi da scrivere così’ e mi piacerebbe scrivere una lettera al Learco stesso per dirgli che mi è piaciuto proprio il suo libro. E non ce la scrivo perchè penso che sarebbe fuori luogo, che la riterrebbe banale ed emulatrice e piena di notizie inutili perchè siccome io non sono uno scrittore non ho ancora imparato la difficile arte del levigare il nulla. Magari mi metterebbe anche in uno dei suoi romanzi e di certo non prenderei la rondella per spezzargli le gambe, primo perchè non so ancora bene cosa sia la rondella, poi perchè penso che sia difficile spezzare le gambe, credo che poi lasci un senso di colpa di difficile digestione e che magari provoca una qualche forma di bombardite. Ma soprattutto non gli spezzerei mai le gambe perchè a me quella Francesca lì un po’ mi inquieta, la presenza silenziosa e minacciosa che un po’ c’è e un po’ non c’è e poi vuole andarsene e secondo me farebbe bene, scusa ma tu ci vivresti con uno che soffre di bombardite? ma ci vuole un bel coraggio, nè! passi per la testa gonfiata, il morbo di ejchenbaum (lo scrivo minuscolo perchè mi pare molto comune), e le altre malattie immaginarie e la grottite, ma proprio la bombardite, al lungo andare fa male alla salute altrui. Certo che se la Francesca resiste, mi sa che anche lei ha qualcosa che non va mica tanto, magari il Learco non ce lo dice per non metterla in imbarazzo come col lucarelli, ma magari anche lei soffre di bombardite.
comunque mi piacerebbe conoscere il Learco, gli direi che adesso alla Feltrinelli a padova non c’è più la saletta dove lui ha fatto la presentazione, e che anche l’anno scorso che è venuto a padova, ma in un altra libreria, talmente piccola che neanche mi ero accorta che esisteva, non sono riuscita ad andare perchè dovevo lavorare, ma che spero di sentire un suo ridin prima o poi, e che leggerò anche gli altri libri e poi ne parlerò ai miei amici, ad uno in particolare a cui ho talmente rotto i marroni parlandogli del paolonori che mi ha vietato di pronunciare ancora quel nome in casa sua. per farmi perdonare poi gli ho portato dei marroni appena raccolti e li abbiamo fatti al forno e sono anche venuti molto bene perchè il suo forno è ventilato, e questo è il trucco dei marroni prestidigitatori.
