ScoltaJanuary 28, 2009 6:29 pm

Un po di poesia popolare

Paco D’Alcatraz "Mutande" http://www.youtube.com/watch?v=N1yNZ4VNuOQ

 

Visioni, Paese mio che stai sulla collinaJanuary 25, 2009 9:53 pm

Non ostante la decisa ammonizione del Fratellino avevo voglia di perdermi in una mostra d’arte, da sola, mischiarmi tra le scolaresche, data la mia figura bassa e grassottella da studentessa sfigata degli ultimi anni del liceo, porre utili ed intelligenti domande ai professori abbandonati a naufragare nella loro cultura contornata di squilli di cellulari e nuove suonerie e stacchetti mimicovelinici. Sono uscita dalla mostra con una sensazione di insoddisfazione: insomma, abbiamo visto del puntinismo e la meravigliosa morte danzante di Sachs, tutti quadri appartenenti all’eclettica collezione olandese, e poi abbiamo capito come il Van Gogh si è approcciato alla pittura, con matita, talvolta biro e carboncino, facendo e disfacendo  vecchi e vecchie, levatrici, paesaggi, alcuni meravigliosi come sui mulini di…, e poi si passa improvvisamente alla densità del colore degli ultimi periodi. ai grumi di colore puro accostato un mucchietto sull’altro tanto da rendere tridimensionale e pulsante la tela.

passaggio un po’ ardito ma d’altra parte senza i cipressi, l’autoritratto, il giardino fiorito del manicomio, gli organizzatori della mostra sarebbero riusciti a fare il tutto esaurito?

a proposito dei cipressi, e analogamente dei covoni e del cielo stellato, un anonimo commentava come tutta la stesura della massa oleosa fosse circolare spiraleggiante e opprimente, quasi un chiudersi nello stesso pensiero ossessivo che lo porterà al suicidio. Eppure la spirale si richiude e si riapre. Perchè avrà scelto quella la direzione?

per ora mi godo le sue lettere dalla luce, dai colori del mediterraneo, dal pulsare di vita della francia del sud. e forse ne trascriverò i passi più belli.

 

ScoltaNovember 8, 2008 9:34 am

  "una gita sul Po"  http://www.youtube.com/watch?v=xUSN828DTfA

Mark Knopfler "Boom like that" http://www.deezer.com/track/885535

MAL "Betty blue" http://www.deezer.com/track/899072

Chris Isaak "Blue Hotel" http://www.deezer.com/track/846240

ParoleOctober 31, 2008 10:35 am

ma che bello ma che bello, proprio oggi che avevo un sacco di cose da fare studiare cantare, proprio questa mattina che fuori piove che è proprio una brutta giornata, uggiosa, direi, piovosa, anche, di quelle che il Learco se ne sta a giocare a Freecell, proprio questa mattina pisolando mi sono mica letta gli Scarti? E siccome io non ce l’ho mica la sindrome di quel russo la, aspetta che cerco il libro e vado a vedere come è che si chiama, che sua moglie si chiama Tatjana e vuole sapere se i Demoni è bello o è brutto, ma che testa limitata che ci ha la Tatjana, e forse anche un po’ dura di orecchi, si sa, i russi parlano forte e poi si insordiscono, insomma la tatjana se ne frega (potevo usare la parola senefotte ma tatjana - fotte ci sono troppe dentali che mi rovinano la musicalità del discorso) del formalismo culminante nelle classificazioni ludwighiane rallentate ed eterogenee e della soluzione di problemi incogniti della critica russa, io posso dire che mi è proprio piaciuto e mi sono divertita, ma con moderazione. poi non so se ho scritto giusto perchè alle scuole io la critica russa non l’ho mai studiata. ho studiato un sacco di cose inutili, soprattutto nel periodo della prima tesi che non ho mai finito, ma la critica russa non sono riuscita proprio a farla non dico collimare ma almeno interagire debolmente con il modello dell’orecchio. Ejchenbaum si chiama il malato, e magari adesso che ho l’adsl potrei anche fare una ricerca col gugol ma poi c’è troppa roba da leggere e in questo momento io ho in testa delle voci che mi parlano, anzi una voce sola che parla con la voce che io penso che ha il Learco, cioè la voce del mio moroso quando mi legge i libri del paolonori, come la prima volta che mi ha letto si chiama Francesca questo romanzo, che l’avevamo trovato a casa pellegrina e ce lo siamo portati sul monte della madonna in un pomeriggio di maggio e il moroso, sempre lo stesso di due righe fa, me lo ha letto con un finto accento romagnolo, ma noi facevamo finta che fosse l’accento parmigiano e ci piaceva un sacco. Mi sa che i libri del Learco sono proprio da leggere ad alta voce, magari sentirli leggere da uno bravo, anche pelato, con una bella voce attoriale e un sorriso simpatico.

Io lo ammiro molto il Learco, è difficile scrivere come scrive lui, perchè se lasci parlare le voci nella testa, e lui ne ha più di una, rischi di scrivere un sacco di cose, di raccontare un sacco di cose, e invece è proprio lì la sua bravura, nel rileggere e cancellare qualunque percorso narrativo che lo ricondurrebbe ad un contesto letterario italiano medio dei libri scritti come si scrivono i libri. e io ci credo che ha bisogno del freecell per snebbiare la mente dal lavorio incessante di fare il vuoto intorno, anzi spero che nel frattempo abbia scoperto che anche sul cellulare ci sono dei giochini come il freecell. io era tre anni che ho questo cellulare e ho scoperto solo adesso, e tra poco lo cambio, che ci sono tre giochini, il primo si chiama astrosmesc e parla di una navicella spaziale che spara sugli asteroidi. in particolare l’asteroide bianco che ogni tanto scende diritto e ogni tanto di pancia a colpirlo fai 100 punti, mentre gli asteroidi colorati valgono 30. un altro giochino invece è con le carte e si chiama snudventuno e si devono  posizionare le carte per fare 21 su ogni colonna. In realtà i nomi si scrivono diversamente, ma è un omaggio al Learco che raccomanda di scrivere come che si parla e poi anche per il fatto che siccome sono marchi registrati non vorrei mai che mi telefonasse qualcuno e mi dicesse Signorina Lei ha utilizzato un nome di nostra proprietà senza chiederci il permesso. 

Non potrei giustificarmi dicendo che quando leggo un libro del Learco, mi viene poi da scrivere così’ e mi piacerebbe scrivere una lettera al Learco stesso per dirgli che mi è piaciuto proprio il suo libro. E non ce la scrivo perchè penso che sarebbe fuori luogo, che la riterrebbe banale ed emulatrice e piena di notizie inutili perchè siccome io non sono uno scrittore non ho ancora imparato la difficile arte del levigare il nulla. Magari mi metterebbe anche in uno dei suoi romanzi e di certo non prenderei la rondella per spezzargli le gambe, primo perchè non so ancora bene cosa sia la rondella, poi perchè penso che sia difficile spezzare le gambe, credo che poi lasci un senso di colpa di difficile digestione e che magari provoca una qualche forma di bombardite. Ma soprattutto non gli spezzerei mai le gambe perchè a me quella Francesca lì un po’ mi inquieta, la presenza silenziosa e minacciosa che un po’ c’è e un po’ non c’è e poi vuole andarsene e secondo me farebbe bene, scusa ma tu ci vivresti con uno che soffre di bombardite? ma ci vuole un bel coraggio, nè! passi per la testa gonfiata, il morbo di ejchenbaum (lo scrivo minuscolo perchè mi pare molto comune), e le altre malattie immaginarie e la grottite, ma proprio la bombardite, al lungo andare fa male alla salute altrui. Certo che se la Francesca resiste,  mi sa che anche lei ha qualcosa che non va mica tanto, magari il Learco non ce lo dice per non metterla in imbarazzo come col lucarelli, ma magari anche lei soffre di bombardite.

comunque mi piacerebbe conoscere il Learco, gli direi che adesso alla Feltrinelli a padova non c’è più la saletta dove lui ha fatto la presentazione, e che anche l’anno scorso che è venuto a padova, ma in un altra libreria, talmente piccola che neanche mi ero accorta che esisteva, non sono riuscita ad andare perchè dovevo lavorare, ma che spero di sentire un suo ridin prima o poi, e che leggerò anche gli altri libri e poi ne parlerò ai miei amici, ad uno in particolare a cui ho talmente rotto i marroni parlandogli del paolonori che mi ha vietato di pronunciare ancora quel nome in casa sua. per farmi perdonare poi gli ho portato dei marroni appena raccolti e li abbiamo fatti al forno e sono anche venuti molto bene perchè il suo forno è ventilato, e questo è il trucco dei marroni prestidigitatori.

UncategorizedOctober 15, 2008 9:41 am

evidenze sperimentali mostrano come il cous cous risulti "impaccato" e poco granuloso qualora il tempo di permanenza in padella calda a contatto con liquidi sia superiore a 0.8T dove T indica il tempo di cottura indicato sulla confezione.

Uncategorized, Paese mio che stai sulla collinaSeptember 17, 2008 6:09 pm

"Partire è un po morire."

"Sai cosa lasci, non sai cosa trovi."

"Abramo, non andare, non partire, non lasciare la tua casa… dove speri di arrivar?"

"…il treno dei desideri, nei miei pensieri all’incontrario va!"

In ogni canzone c’è un fondo di verità, viene da pensare, reduce da una settimana di viaggi per il nord-centro italia, ammazzando l’attesa con messaggini agli amici, quando il ritardo era dell’ordine dei 15 minuti e mi trovavo in stazione.

"45 minuti di ritardo. ci scusiamo per il disagio"

"cosa vuoi che sono 45 minuti" dico al fratello, messaggiaticamente, "45 minuti sono tanti improperi", mi risponde. Lui si che è un veterano dei ritardi, dato che si esercita tutti i giorni sulla linea Milano - Brescia. Io casco dalle nuvole quando, come ieri, arrivo in stazione e vedo sul tabellone ritardi di 2 ore. Certo, scoprirlo alle 21 quando in teoria sarebbe stato l’ultimo treno della giornata, e immaginare una notte in stazione corteggiata da tossici atletici, poliziotti dal culo imbottito e papponi ingioiellati fino al midollo, non è simpatico, e per un esserino timido come me è un immagine ansiogena. Non fa bene, l’ansia, alla salute e neanche al portafoglio. E io al mio portafoglio ci tengo. ovviamente il primo pensiero, ingenuo, tenero e anche un poco romantico è quello di recarsi in biglietteria o all’ufficio informazioni, se la stazione ne è provvista, e chiedere il motivo del ritardo. Ti guardano scocciati, certo, non sarà stata una domanda innovativa e geniale, ma, dato che nessuno sa nulla, nessuno degli astanti imbambolati di fronte al tabellone (manco stessero uscendo i numeri del superenalotto che ti cambia la vita!) è gioco forza rivolgersi al ferroviere dalla trippa trasbordante, accasciato come un sacco sulla sua poltrona ergonomica al di là del vetro antiproiettile.

"guasto sulla linea"

L’ultima volta che me lo avevano detto, il guasto si era rivelato essere un suicida sui binari. Dopo il passaggio del treno, guasto era guasto. Ieri invece era proprio un guasto ai meccanismi di scambio. Mi hanno riferito i passeggeri, tra cui il fratello professionista dei ritardi, di aver visto, nella controluce della sera, macchinisti che azionavano manualmente gli scambi. immagini del secolo scorso, da fotografie sui toni del marrone, mangiucchiate dalle tarme e dall’umidità. Quando il fratello, raggiunta la meta è passato a salutarmi e porgere una parola di conforto, mi ha guardato sconsolato, perchè io ancora speravo che il treno sarebbe giunto da lì a breve e mi ha offerto un posto sul divano megagalattico del suo appartamento di studenti.

Per fortuna

 

 

 

 

Musica, ScoltaJuly 24, 2008 2:42 pm

 

ScoltaJuly 23, 2008 5:22 pm
ScoltaJuly 21, 2008 2:33 pm
Parole, SignificatiJune 11, 2008 5:03 pm

"Figlioli miei carissimi… abituatevi, imparate a fare tutto quel che fa­te con passione, ad avere il gusto del bello, dell’ordine; non disperdetevi, non fate niente senza gusto, a qual­che maniera. Ricordatevi che, nel ‘pressapochismo’ si può perdere tutta la vita, e al contrario, nel compiere in maniera ordinata, armo­niosa, anche cose e opere di secondaria importanza si possono fare tante scoper­te, che poi vi serviranno co­me sorgenti profondissime di nuova creatività… E non solo. Chi fa ‘a qualche ma­niera’, impara a parlare nello stesso modo, e la parola trascurata implica poi di conseguenza anche un pen­siero confuso. Figlioli miei carissimi, non permettete a voi stessi di pensare in ma­niera trascurata. Essere chiari e responsabili nel proprio pensiero è il pe­gno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.
Era tanto che volevo scri­vervelo: guardate più spes­so le stelle. Quando provate dolore nell’anima, guarda­te le stelle oppure l’azzurro del cielo. Quando vi sentite tristi, quando qualcuno vi offende, quando non vi rie­sce qualcosa oppure vi so­praffà la tempesta interiore, uscite fuori e rimanete a tu per tu con il cielo. E allora la vostra anima si placherà."

(Pavel Florenskij, pubblicato in "La nuova Europa", n.6/2007)